Tanto che, smesso l’insegnamento nel 1934, fu richiamato, 10 anni dopo, a dirigere il Conservatorio di Napoli: incarico che il maestro ottantenne assolse con coraggio ; e da cui solo lo distolse la morte, sopraggiunta in Napoli nel novembre del ’45.
Longo lascia oggi una vasta produzione – strumentale e teorica – ancora tutta da vagliare; ed il ricordo d’un maestro che alcuni vogliono legato ad un’arte tenacemente stretta alla tradizione. Ma il suo ricorso agli esempi nobili della musica europea – che coniugava classico e romantico – fu forse il tentativo, nel disordine causato da due guerre, d’un ritorno al metodo; che ristabilisse nella congerie delle mode quell’antico gusto italico di cui allora, come oggi, s’avverte un bisogno necessario.
Tratto da: Carlo Andreoli, ‘Arte in Riviera’, Paola, 2008 |