
L'elemento matriarcale delle religioni mediterranee è presente soprattutto nei culti della Grande Dea, la divinità femminile della Terra come potenza feconda. Anticamente venivano celebrate delle feste dette Majume in cui veniva adorata Maia, la dea della fecondità. Durante queste celebrazioni che si svolgevano nella tarda primavera, si compivano dei riti orgiastici e gli uomini e le donne si riunivano sulle rive del mare, dei laghi e dei fiumi e andavano insieme a bagnarsi. Il bagno rituale è collegato alla credenza nel potere guaritore delle acque. Le abluzioni avevano anche un significato di purificazione: Oreste, dopo aver ucciso la madre, tormentato dalle Furie, trovò la pace solo dopo l'immersione nelle acque di un fiume sacro. Le feste in onore della dea Maia furono proibite dall'imperatore Costantino in nome della nuova fede cristiana. Giuliano l'Apostata, rifiutando il Cristianesimo, le permise nuovamente, ma infine l'imperatore Teodosio, su pressione delle autorità religiose, proclamò un editto per la loro abolizione. Questi rituali venivano compiuti sulle rive del Mediterraneo orientale da secoli, probabilmente connessi alle credenze minoiche della "Signora della Natura". Essi erano così profondamente radicati nelle culture dei popoli da suggerire la necessità di una mediazione. I figli di Teodosio, Arcadio e Onorio, furono costretti a consentire nuovamente lo svolgimento di questi rituali e anche quando in seguito vennero definitivamente banditi, essi continuavano ad essere celebrati segretamente. Lentamente la religione cristiana assorbì queste esigenze rituali mitigandone i linguaggi e i comportamenti. Nell'VIII secolo d.C. alle Majume si sostituì "la giornata delle rose" e si diffuse un po' ovunque, nei paesi lontani dal mare, l'abitudine di riempire dei vasi d'acqua cospargendone la superficie con petali di rosa, allo scopo di favorire le virtù taumaturgiche che nella notte dell'Ascensione Cristo trasferiva alle acque. Fra le comunità contadine della provincia di Cosenza, nei villaggi di Vaccarizzo, San Giorgio e Spezzano Albanese si usava, nella notte precedente l'Ascensione, scendere a mare per un'immersione rituale; i devoti erano soprattutto donne e aspettavano sulla spiaggia che sorgesse il sole. Questo bagno purificatore, avveniva anche perché si pensava che l'acqua divenisse magica a causa del passaggio di Gesù che saliva al cielo accompagnato dagli angeli. Nel giorno dell'Ascensione si raccoglieva un'erba considerata magica, usata fin dall'antichità da streghe e guaritori per le sue virtù: chiamata volgarmente "ombelico di Venere", questa pianta dai piccoli fiori rossastri aveva il potere di attrarre la fortuna se veniva sospesa fuori dalle finestre in maniera tale che i fiori si volgessero sempre verso l'alto. Affinché l'erba dell'Ascensione, detta anche erba della fortuna, mantenesse il massimo potere benefico, doveva essere ricercata all'alba e al momento della raccolta si pronunciava un versetto augurale:
“Ben trovata fortunella,
quando Jesu jia ppi terra
chi tè disse, chi tè scrisse
Fortunella, chi le disse ?”
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