Come in tutti i popoli contadini, anche in Calabria si usava consacrare le primizie alle divinità. Le feste pagane ereditate dal mondo greco-romano sono state sostituite dalle festività cristiane e ancora oggi in molti paesi sono vive le antiche consuetudini, molte delle quali si sono mantenute grazie alla tradizione gastronomica che legava alcuni alimenti e alcune particolari preparazioni, ai momenti fondamentali dei cicli agrari. La realizzazione di pani rituali formati da un impasto di farina e miele è tipica di moltissime feste dei santi patroni della Calabria: i pani hanno forme simboliche, zoomorfe e antropomorfe, probabilmente sostituzione figurata delle antiche vittime sacrificali. Nel giorno dell'Ascensione, come nelle antiche feste romane delle Palilie, in cui si faceva bollire la farina d'orzo nel latte e se ne faceva dono agli dei, i contadini calabresi usavano farsi dono di latte fra le famiglie e preparare cibi a base di latte da porre a tavola nel giorno di festa. Nelle Palilie si usava anche accendere grandi fuochi con degli arbusti odorosi di olivo, lauro e rosmarino e attraversarli saltandovi sopra come segno di purificazione; lo stesso rituale veniva celebrato ad Amendolara nel giorno dedicato a san Vincenzo. I fuochi rituali vengono accesi anche in onore di santa Lucia, soprattutto fra le comunità di pastori. La sera, chiuso il gregge, i pastori si ritrovano insieme intorno alla chiesetta dedicata alla santa che, in paesi come Castrovillari, Amendolara, Bianchi, Scigliano, era posta fuori dall'abitato. Al suono della zampogna i pastori raccolgono gli arbusti e accendono i fuochi accompagnando con suoni e danze i momenti della festa che culmina con il passaggio fra le fiamme e con danze mimiche di antichissima origine. Un'altra usanza della festa di Santa Lucia è la distribuzione di fichi secchi ai poveri: ad Altomonte era tradizione donare fichi secchi, cereali e legumi di specie diverse in numero di nove, offrendo ai bisognosi le nove cose di santa Lucia; a Rossano vi era la stessa usanza, ma le specie dovevano essere tredici, poiché il giorno tredici si festeggia la santa degli impossibili. Le offerte di cibo benedetto, simili alla mola salsa dei Romani, sacralizzano la festa e rinforzano i legami all'interno di una comunità. Anche la festa di Santa Lucia, nelle sue più antiche celebrazioni assumeva forme tipiche della cultura greco-romana; essa ricorda infatti le Faunalia dei Romani, celebrate nel mese di dicembre, in cui i pastori onoravano le divinità dei boschi, ritrovandosi insieme intorno ai fuochi fra suoni e danze. Molti fra i santi cristiani hanno svolto fra le comunità dei paesi della Calabria un ruolo assai simile alle divinità pagane, fungendo da legame fra gli uomini e i cicli agrari. Nel giorno di Sant'Antonio Abate ad Amendolara si usava, come nelle Ippocrazie dei Greci e nelle Censualia dei Latini, far riposare gli animali da soma e portarli nei luoghi sacri ornati da nastri e ghirlande; nelle processioni in onore della Madonna a Longobucco, si usava ornare gli animali da offrire in voto, così come accadeva nei rituali di sacrificio degli antichi, la stessa usanza vi era fra i contadini di Marano Marchesato che nella festa del Carmine portavano in processione i buoi, al suono dei tamburi, dopo avere decorato le corna con nastri e fregi.
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