E’ difficile immaginare che esistano tra gli esseri favolosi che popolano i racconti e le cronache della Magia, personaggi più misteriosi e bizzarri degli Gnomi, dei Fauni, degli Elfi, delle Ninfe,di quei piccoli rappresentanti invisibili della Natura, conosciuti in ogni pane del mondo sotto vari nomi e che noi, fin da bambini, dalle prime favole di fate e di streghe, impariamo a conoscere come Folletti. Certo, parlare oggi di questi antichi abitatori de «l'Altro Regno», può forse apparire più come un omaggio al «fantasy», che un tentativo di indagine seria in una realtà sconosciuta o poco esplorala della nostra cultura. Ma se riflettiamo un attimo sul fatto, innegabile d'altronde, che fino a pochi anni fa. soprattutto nelle nostre campagne e tuttora in alcune località non completamente contaminate dai residui corrosivi della «civiltà dei consumi», i folletti spiavano con i loro occhi vispi e curiosi, nascosti tra le foglie, dietro i cespugli, i poveri abitanti di paesi e villaggi, combinando spesso piccoli scherzi innocui o regalando fortune inattese, temuti, rispettati, a volte amati e spesso comunque accettati come elemento naturale e quasi «familiare» della vita quotidiana delta gente comune, si potrà almeno considerare l'ipotesi, meno azzardata di quanto possa sembrare, che qualche cosa dì più importante della semplicistica diagnosi risolutiva della suggestione o della fantasia popolare, si nasconda dietro il mito dei folletti. Ogni città, ogni regione, addirittura ogni paese, praticamente, ha nominato un proprio «folletto protettore», attribuendogli un nome quantomeno bizzarro. I Monaci Folletti sono folletti presenti soprattutto in Calabria, mentre, il Monacello è il nome che viene dato comunemente al folletto burlone, diffuso in tutta l'Italia meridionale. In particolare gli Augurielli, invece, sono presenti soprattutto in provincia di Catanzaro e, secondo il locale folklore, sono paffuti, con piedi a forma di zoccoli di cavallo e un berretto rosso sulla testa ricciuta. Portano fortuna a chi li incontra, sono molto gelosi delle case che abitano e bersagliano di scherzi i nuovi inquilini. Sono attratti da tutto ciò che luccica e per farseli amici è d'uso regalare loro oggetti di piccole dimensioni. A Catanzaro viene chiamato, invece, “U’ Monacheddu”; coloro che lo hanno visto dicono che il tipico aspetto di questo folletto è quello di un «nanetto vestito da frate, con fibbie d'argento ai sandali e lo zucchetto rosso in capo». Si ritiene che chi riesce ad impossessarsi di questo caratteristico copricapo, sia molto fortunato; un po' come chi riuscisse a trovare la fine dell'arcobaleno, dove secondo una poetica leggenda popolare dovrebbe essere nascosta una bella pentola di monete d'oro! Tuttavia l'impresa non è affatto facile, sia perché lo spiritello appare assai raramente, sia perché, se il colpo dovesse fallire, U’ Monacheddu si vendicherebbe inesorabilmente dell'incauto, sacrilego ladruncolo. In ogni modo, a quel che si dice in Calabria, chi fosse in grado di rubargli il berretto, potrebbe facilmente vedersi offrire quale riscatto, «molto denaro o addirittura un tesoro». La tradizione vede i folletti anche nei panni di guardiani di tesori ed è tuttavia assai antica, già nella religione popolare della Roma dei Cesari, il termine Incubus assumeva anche il significato di essere soprannaturale custode di tesori. Incubo era inoltre l'epiteto dell'Ercole italico, amico dei contadini in cerca di tesori celati nella terra. I Faretti, sono folletti presenti in Calabria, molto simili agli Augurielli. Il Cuscu, è un folletto calabrese di indole maligna. U’ Fuddettu è il folletto presente nella tradizione folkloristica di Reggio Calabria. I Marrauchicchi, Marrauchini sono folletti presenti sulla costa jonica e sui monti della Sila in Calabria. «U’ scavuseddu» regna invece a Crotone.
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