| Dopo averli sistemati nei canestri di vimini, vengono immersi in una soluzione bollente di acqua e cenere di sarmenti. Dopo la sgrappolatura si mettono gli acini ad asciugare sui graticci per alcuni giorni, rigirandoli ogni tanto e mettendoli al riparo durante la notte. Quindi, dopo la calibratura, si fanno asciugare al sole e si preparano in piccoli pani dove all’uva passa vengono aggiunti dei pezzetti di cedro candito. Si avvolge il tutto nelle foglie e si lega l’involtino con i fili di rafia.
Di questo dolce ne era, a ragione, goloso Gabriele D’Annunzio che ne esalta il gusto nel suo romanzo “La leda senza cigno”. |