Dati per niente incoraggianti che rimandano un'immagine negativa della nostra Calabria, tenuta in uno stato di emarginazione dal resto dell'Italia e dell'Europa. Alto indice di povertà relativa e una bassa qualità della vita, attanagliano le famiglie calabresi, vittime di cattive scelte amministrative e politiche perpetrate negli anni. Presentato il IX Rapporto su povertà ed esclusione sociale intitolato “Famiglie in salita”, elaborato come di consueto da Caritas e Fondazione Zancan, ha evidenziato come la povertà al sud sia circa 5 volte maggiore rispetto al nord della Penisola. Inoltre, il rapporto ha messo in evidenza che nell'ultimo biennio le famiglie del Meridione hanno sostenuto la spesa più bassa rispetto al resto d'Italia. Quello che emerge è una spaccatura sempre più netta fra nord e sud del nostro paese. Un divario che non ha altre situazioni analoghe nel resto dell'Europa, neppure in quelle nazioni dove esiste una notevole disparità territoriale. Rapporto docet.
Il fatto rilevante che deve spingere tutti i calabresi a un’attenta riflessione, è che in Italia per arginare la povertà si spende, in termini di servizi, più nelle regioni dove, paradossalmente, il fenomeno è più lieve rispetto alle regioni dove l’indigenza tocca alte cifre. Per fare un esempio, mentre, il Trentino Alto Adige registra una spesa pro capite più alta mantenendo un indice di povertà inferiore rispetto alla media nazionale, viceversa le regioni del sud, come la Calabria, con un tasso di povertà elevato registra una spesa pro capite al di sotto della media. In pratica il rapporto Caritas dimostra l’incapacità del Governo italiano di fronteggiare la crisi che attanaglia centinaia di famiglie, mentre, altri paesi europei investono più risorse ottenendo maggiori risultati. Un confronto con altre nazioni ha fatto emergere che il sistema adottato nel nostro paese riesce a ridurre la povertà solo dell’1,7 percento contro la media degli altri paesi Ocse che arriva al 40 percento.
In particolare al Sud, specie in Calabria, la cattiva gestione amministrativa spinge nella direzione di elargire soldi (pochi) piuttosto che investire nella qualità di servizi, per le famiglie più bisognose, durevoli nel tempo. Gli esigui contributi economici sono solo palliativi e non risolvono il problema. Il rapporto ha messo in evidenza che gli enti pubblici tendono a investire cifre molto alte per poi dare una scarsa risposta a molti. Tra questi tentativi meritano un discorso particolare gli assegni a sostegno delle famiglie, in base a cui nel 2008 sono stati spesi oltre 6 milioni di euro, ma il benefit pro capite è stato di appena 10 euro al mese per ogni beneficiario.
Tutto da rifare insomma. Il rapporto ha fatto emergere una sconfitta amministrativo-economica per l’Italia che necessità un piano d’azione differente per massimizzare i risultati positivi e minimizzare la dispersione delle risorse.
di Angela Mendicino
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