10-11-17 DICEMBRE ORE 18.00
Teatro piccolo di piazza Molicelle
Campus di Arcavacata, Rende (CS)
Vitalità del mito
seminario coordinato da Raffaele Perrelli
Nel corso degli incontri si presentano, attraverso letture di testi letterari, delle figure mitiche classiche e contemporanee
lunedì 10 dicembre
Raffaele Perrelli
Ovidio, Dioniso e le tessitrici disobbedienti
I miti connessi a Dioniso hanno sempre provocato a Roma una forte resistenza sociale, una resistenza 'ideologica' in età repubblicana che si caricherà di specifici significati 'politici' in età augustea. Ovidio tratta il mito di Dioniso, Nel libro quarto delle Metamorfosi, con un passo narrativo e antropologico al tempo stesso, 'incrociandolo' con quello delle tessitrici 'disobbedienti', delle giovani di stirpe regale che non riconoscono la sua divinità e si rifiutano di partecipare ai suoi rituali. Quel che ne sortisce è una riflessione sulla natura dei culti dionisiaci, visti, per dir così, da lontano, osservati e temuti da figure femminili che, mentre lavorano al telaio, si raccontano lacrimevoli storie d'amore.
martedì 11 dicembre
Valentina Valentini
Il mito di “Fedra” riscritto da Sarah Kane
La Fedra di Sarah Kane e quella del Wooster Group,, l’Agamennone e il Prometeo di Rodrigo Garcia. Come questi autori hanno usato la fonte classica? Come si sono trasformati gli eroi le cui azioni i miti raccontano? Sopportano la loro sventura o si ribellano, e quale è la causa del loro patire? E si può definire sventura e patimento la condizione di esistenze che vivono l’orrore e l’annientamento come stato abituale dell’essere, non perché vi siano precipitati per una disgrazia improvvisa o predestinata? Quali visioni del mondo portano allo spettatore contemporaneo?
In questi spettacoli il rovesciamento della tragedia in commedia produce una parodia della tensione tragica e una rimozione della catastrofe. E’ pertinente per questi teatri-mondi ciò che scrive Massimo Cacciari: <<Il moderno spazio della catastrofe si presenta come un’apocalissi “, senza qualità”>>, cosa che rende impossibile il valore di “redenzione” associato al simbolo costruttivo-distruttivo dell’apocalissi.
lunedì 17 dicembre
Carlo Fanelli
Il mito di Canace e Macareo nel Prologo della “Canace” di Sperone Speroni
La storia della tragedia è la storia dell’umanità, dalla grandezza alla caduta, dallo splendore alla tenebra, dalla felicità all’infelicità. Da questo il mito si fa storia e il tragico, scaturito dal mito, si fa specchio delle vicende umane e del divino precipitato nell’umano. Il tragico è consapevolezza spirituale che incide sulla contemporaneità che lo accoglie e lo esprime, come nella doppia identità espressa dal teatro del Rinascimento che ha venerato l’antico, traendone il suo canone, degradando poi le antiche leggende a paradigma delle angosce dell’uomo moderno, lasciando che il mito si dissolvesse nella storia. La contaminazione del verosimile aristotelico con la verità storica (la mediazione tra i grandi tragici e Seneca); lo spalancarsi dell’animo umano al terrore o, al contrario, alla passione non più fonte di catarsi, alla contemplazione dell’essenza tutta reale (storica) dei sentimenti. La caduta dell’eterno nel particolare.