Ricorrenze che, nel mentre richiamano l’attenzione sull’elevata sismicità del territorio e sul che fare per la messa in sicurezza delle popolazioni esposte al rischio, stimolano domande del tipo:
può ancora verificarsi un evento sismico analogo?
E, se si dovesse verificare, quali effetti potrebbe provocare?
La risposta alla prima domanda è senza incertezze: ci saranno ancora scuotimenti e tsunami. E questo perché, in Calabria e dintorni, sono ancora in atto i processi geodinamici che hanno originato i moltissimi terremoti descritti in ogni epoca sia sui libri della storia millenaria degli uomini sia sulle rocce e strutture sismotettoniche che modellano il paesaggio.
Fin dai tempi più remoti l’area dello Stretto di Messina è stata soggetta a fenomeni sismici significativi.
Plinio il Vecchio, nelle pagine del libro secondo della “Naturalis historia” (dedicate ai terremoti) oltre a descrivere i vari modi del manifestarsi delle scosse e gli effetti prodotti nelle diverse località della Terra, illustra i processi di formazione e scomparsa di porzioni di terre e isole e, riferendosi allo Stretto, scrive: “Perché la natura ha creato isole anche in questo modo: ha strappato la Sicilia all’Italia”.
Altri dati archeosismologici indicano che nel IV secolo d.C. si sono verificati vari eventi di distruzione e abbandono da terremoto in Calabria e in Sicilia; eventi come avvenuto in conseguenza del catastrofico sisma del 1783.