Come dire dalle parole ai fatti. Nei prossimi giorni, entro venerdì, si fugheranno i primi dubbi sull’identità del relitto ritrovato al largo di Cetraro e si svelerà la natura del suo contenuto. Se si tratta davvero della Cunsky, fatta sparire dalla ‘Ndrangheta con il suo carico di rifiuti tossici, come rivelato dal pentito Francesco Fonti, lo scopriremo con l’ausilio della nave “Oceano”, in queste ore attiva sul Tirreno per i lavori di monitoraggio. Un’imbarcazione davvero imponente e attrezzata quella inviata per fare luce sull’inchiesta dei veleni nel mare calabrese. Telecamere collegate a un robot subacqueo illumineranno il relitto affondato, i tecnici a bordo della Oceano con l’aiuto di un braccio meccanico, guidato da un joystick, proveranno a rimuovere le incrostazioni presenti. Inoltre, per scongiurare la presenza di rifiuti radioattivi lavoreranno nei fondali attorno alla nave due tecnici specializzati che scandaglieranno l’area intorno all’imbarcazione arenata attraverso un rilevatore di raggi gamma. A questo punto se gli specialisti, uno italiano l’altro inglese, accerteranno la presenza di sorgenti radioattive si aprirà uno scenario inquietante che dovrà essere opportunamente risolto.
Ma la questione ecomafia e inquinamento in Calabria, non riguarda solo il mare. In seguito alla mobilitazione che il caso “nave dei veleni” sta suscitando, e in seguito alle numerose richieste d’intervento del Governo centrale avanzate dai sindaci dei comuni calabresi, dal governatore Loiero, da altri rappresentanti politici, dai movimenti e dalle associazioni ambientaliste, inizieranno i controlli anche via terra. Infatti, l’Arpacal, l’agenzia regionale per l’Ambiente ha predisposto, dopo circa vent’anni di ritardo, le analisi del territorio dei siti intorno al fiume Oliva, nelle zone di Serra d’Aiello, zone queste dove sarebbero stati seppelliti rifiuti radioattivi altamente tossici per la salute di ognuno e che sarebbero stati contenuti nel mercantile Jolly Rosso, arenato ad Amantea, sul Tirreno cosentino, nel 1990.
Una questione che ricorda tanto di “vaso di Pandora” quella relativa alle scorie nucleari presenti nel nostro territorio. Un problema reale per troppo tempo taciuto a causa di loschi accordi fra mafia e politica. Già dal 2003 si è iniziato a parlare di rifiuti altamente radioattivi nascosti nel mare e nel terreno calabrese, in particolare nella provincia di Cosenza, quando la Procura di Lamezia trasferì per competenza territoriale l’indagine a quella di Paola. In particolare, infatti, ci sarebbero diversi testimoni che hanno riferito - nel corso delle indagini su cui si mantiene stretto riserbo - di strani scavi effettuati di notte nelle zone limitrofe a Serra d’Aiello e dove sarebbero stati insabbiati i contenuti tossici presenti sulla “Jolly Rosso”. Nelle prossime ore i referti dei controlli in mare e sulla terra.
di Angela Mendicino