<Una scarsa attenzione quella che il Governo sta dimostrando nei confronti della Calabria, in seguito al ritrovamento della motonave Cunsky a 500 metri di profondità a largo della costa di Cetraro, sul tirreno cosentino. E non è ancora stato fatto nulla dallo Stato centrale per la caratterizzazione dei materiali contenuti nei fusti nella nave arenata e per individuare le altre imbarcazioni contenenti rifiuti tossici radioattivi, fatte affondare dalla criminalità a largo delle coste calabresi>. Queste le parole critiche del Governatore calabrese, Agazio Loiero, che in una nota ha espresso tutto il suo disappunto per le mancate indagini del Governo sulle nostre coste in seguito al ritrovamento del relitto. <Ho saputo che la Guardia costiera con tanto di strumentazione adeguata sta effettuando indagini in Liguria per accertare la presenza di imbarcazioni affondate con eventuali scorie radioattive a bordo>, ha detto indignato Loiero, <mentre, questo tipo d'indagine dovrebbe essere prioritaria sulle nostre coste, in Calabria>. Come dire l'allarme è qui nella nostra regione, ma lo Stato da priorità altrove. Questo l'aggiornamento vediamo il fatto.
La Procura della Repubblica di Paola in seguito alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, Francesco Fonti, ha avviato un'indagine condotta dal procuratore, Bruno Giordano e dal team di magistrati fra cui Eugenio Facciolla. Il pentito ha parlato di un mercantile, il Cunsky, contenente 120 fusti di rifiuti radioattivi fatto affondare nel'92, in seguito a un'esplosione sulla prua della nave, che avrebbe causato lo stesso ex affiliato alla 'ndrangheta. Francesco Fonti risulta collaboratore di giustizia dal 1994 ed è stato affiliato alle consorterie mafiose di Siderno e San Luca. Proprio lui la “gola profonda” su cui i riflettori della Procura della Repubblica di Paola e della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sono puntati, ha parlato di come i rifiuti tossici siano la nuova frontiera del guadagno da parte della 'ndrangheta e non più solo della camorra. Le confessioni di Fonti come riportato dagli accertamenti fatti sono supportate da fatti oggettivi, come ha ricordato lo stesso procuratore Bruno. Il relitto ritrovato a largo della costa di Cetraro risulta davvero una nave clandestina, ufficialmente mai naufragata, niente lancio di may day. L'ipotesi da cui parte l'inchiesta è che l'imbarcazione sia stata fatta affondare e sparire nel nostro mare calabrese con tutto il suo carico di rifiuti tossici. Finora gli accertamenti effettuati dalla Regione Calabria e dall'Arpacal supportano le gravi dichiarazioni rese da Fonti. Le immagini riprese nei giorni successivi all'avvio delle indagini e scattate grazie a un robot dell'Agenzia regionale per l'ambiente filmano il relitto di una nave con la prua spaccata e fusti che fuoriescono. Adesso il passo successivo, che coinvolge l'intera popolazione calabrese, è accertare il contenuto dei fusti stessi. Purtroppo, l'indagine sulla nave dei veleni è strettamente connessa con l'ipotesi di disastro ambientale. Si vuole, infatti, accertare la relazione fra la presenza di rifiuti tossici e l'aumento dei tumori.
La stessa indagine della Procura di Paola, sul Tirreno cosentino, intende accertare o smentire la presenza di rifiuti tossici nell'area del fiume Oliva e nel territorio di Serra d'Aiello. <A questo punto>, ha detto il procuratore Giordano, è tutto affidato alla collaborazione dello stato, se questo non avviene il problema sarà di difficile soluzione>. Una questione delicata quella messa in luce dalle dichiarazioni di Fonti che ancora una volta torna a far parlare di ecomafia. Una questione che porta alla ribalta problemi già affrontati da Legambiente e Wwf, soprattutto sulle indagini frettolosamente chiuse fra gli anni '80 e '90, e che riguardavano lo spiaggiamento di navi dai loschi traffici di veleni fatte affondare negli abissi del Mediterraneo. Questa indagine si lega e ci riporta a un altro caso mai risolto, quello dell'uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell'operatore di ripresa Milan Hrovatin. I due professionisti sarebbero stati uccisi perché a conoscenza dei traffici di scorie radioattive fatte affondare nei mari fra Italia e Africa. Ancora restano tante ombre da chiarire sulle dichiarazioni di Fonti. Parole che aprono uno scenario preoccupante per la salute delle persone e dell'ambiente in Calabria. Altre tre navi – stando a quanto dichiarato dal pentito - cariche di veleni altamente tossici per la salute sarebbero state fatte affondare a largo delle nostre coste. Tra queste ci sarebbe il relitto della Jolly Rosso, arenato nel mare di Amantea, sempre nel Tirreno cosentino. Come dire le consorterie mafiose con la protezione di qualche politico avrebbero barattato la salute dei calabresi per un po' di denaro, facendo del nostro mare una pattumiera di rifiuti radioattivi altamente dannosi.
Forse non si sono resi conto che le conseguenze di questi danni non fanno eccezioni per nessuno.