Ecomuseo “Luogo della Memoria”
Dice Alphonse de Lamartine in una sua raccolta poetica dal titolo “Les Méditations poétiques”:
Oggetti inanimati, avete dunque un’anima
Che s’attacca alla nostra e la forza ad amare?
Per il collezionista gli oggetti hanno sicuramente un’anima e che anima! Penso per esempio alla celebre casa-museo dello scrittore Mario Praz nel cuore di Roma che consiglio di visitare.
Umberto Zaffina, insegnante d’inglese in pensione, a Sambiase in Calabria, nel corso degli anni ha messo insieme e sistemato, in due vecchie abitazioni a schiera comunicanti tra loro, una collezione privata di oggetti di uso domestico ed attrezzi da lavoro appartenuti ad artigiani e contadini locali in attività fino agli anni ’40 del secolo scorso.
Com’è nata l’idea di questa raccolta?
Piano piano. Dopo essere stato all’estero per un certo periodo, la nostalgia del paese mi ha fatto rientrare. Mi sono di nuovo innamorato del mio paese ma ho costatato che stava scomparendo, si stava perdendo e che io non potevo fare nulla per preservarlo. Così, ho cominciato a riunire piccoli attrezzi, un chiodo, un attrezzo di falegname, un coltello, un cestello e mi sono trovato ad avere in casa una bella raccolta. Oltre a conservare oggetti ho cominciato ad aggredire una vecchia zona del paese, Craparizza dove ho fatto realizzare – all’epoca mi interessavo d’arte ed avevo una galleria - dagli alunni delle scuole elementari e medie dei murales e una festa per l’occasione. Ho affittato un locale dove ho iniziato a trasferire da casa la mia collezione, vi ho realizzato un’estemporanea di pittura, un presepe, une fiera. In seguito mi hanno depredato, rubando parte del materiale ed ho deciso, quindi, di andarmene e di trovare un’altra sistemazione.I miei genitori, i miei antenati hanno vissuto su questa parte del paese dove siamo ora e siccome era in vendita la casa di un erede di mio nonno e del mio bisnonno, l’ho comprata con sacrifici personali, mi ci sono trasferito nel 1990 e l’ho sistemata.
Come si procura gli oggetti?
Con i mezzi più vari: attraverso le compravendite, recuperando oggetti abbandonati o gettati nella spazzatura. Mi piace girare curiosando per le vecchie case…
Quale è lo scopo di questa esposizione?
Mostrare, attraverso gli oggetti, da un lato le attività lavorative d’un tempo e dall’altro alcuni ambienti tipo del focolare domestico.
Con quale criterio sono presentati gli attrezzi?
Si tratta di un museo spontaneo, gli ambienti sono sistemati a modo mio, senza pretese scientifiche. Non sono un professionista, sono un dilettante. In sostanza, ho ricostruito un’abitazione: al piano superiore, recuperando l’antica destinazione delle sale, sono presentati gli ambienti della cucina, del pranzo e del letto, con arredi, oggetti e pezzi di corredo.
Qui, dove ci troviamo ora, c’è una sala d’entrata e di ricevimento dove è conservato un po’ di tutto. Le sale attigue ospitano un laboratorio di tessitura tradizionale e uno studio. Gli spazi architettonici sono stati mantenuti pressoché inalterati e al piano di sotto sono collocati i magazzini dove sono attestati i mestieri del falegname, del fabbro, del bottaio, del calzolaio, del muratore, del barbiere.
Ci dirigiamo verso la sala dei telai. Il Professore Zaffina confessa che gli sarebbe piaciuto che qualcuno desiderasse imparare a lavorare con i telai, che volesse divertirsi, “giocare” qui, come mi ci si diverte e “gioca” lui.
I locali sono stati restaurati?
Sì, ho rifatto i tetti e i pavimenti e nel procedere al ripristino delle sale ho trovato anche delle antiche decorazioni, un affresco risalente al 1700.
Là in alto, appesi al soffitto, ci sono dei rametti, dei cardi secchi, che servivano per tessere e delle bamboline della Quaresima - nel numero di sette quante sono le domeniche che separano il Carnevale dalla Pasqua – che costituivano una sorta di calendario: esposte tra una casa e l’altra, le bamboline venivano tolte man mano che passavano le domeniche. Avevano un nome fisso: Anna, Rebecca, Diana, Lazzara, Susanna, Palma e Santa. Accanto, un fuso, una canocchia e una sarda salata indicavano il periodo di filatura e di digiuno. A Nicastro si usavano sette penne di gallina conficcate in un’arancia.
Dopo la sala dei telai, passiamo nello studio e i libri aperti di Umberto dicono che sta rileggendo Rocco Scotellaro dal quale è affascinato e sul quale ha organizzato un convegno accostandolo a Franco Costabile.
Al piano di sopra, nella cucina tra i numerosissimi oggetti, cesti, bilance, barili, macinini per il caffé, Umberto m’indica per rarità due stampi in pietra per dolci, per mostaccioli, di cui uno purtroppo si è rotto ma si legge ancora la scritta “Il mio cuore è legato al tuo” (i mostaccioli si regalavano in tempo di fiera alla fidanzata ed erano adornati con carte colorate), alcuni reggi-brocche di argilla per il focolare e quadretti sacri.
Il letto della camera da letto, mi confessa, unico elemento che ho trovato in questa casa, è appartenuto al fratello di mio nonno che ha abitato qui.
In effetti lo sguardo si disorienta per la mole di materiale offerto alla curiosità del visitatore e non sa dove soffermarsi: ogni pezzo della collezione ha la sua storia e la storia nella storia che è quella del suo ritrovamento.
Affascinata, chiedo spiegazione sulla funzione di alcuni oggetti, per esempio uno strano paio di scarpette nere con la suola di cartone...
Sono scarpe da morta, spiega Umberto. Non le ho trovate in un cimitero ma in un vecchio magazzino, presso un negoziante che vendeva occorrente e arredi per morti come corone, fasce per portare i defunti e scarpe per poveri. Le morte ricche compravano le scarpe di cuoio ma per non seppellire le povere a piedi nudi, magari contadine con i piedi gonfi che in vita non si erano mai potute permettere un paio di scarpe, si usavano queste scarpe. Fanno tenerezza.
Come il passato e i ricordi suscitano tenerezza…Dal lavatoio, in alto, prima di concludere la visita, Umberto mi mostra un panorama magnifico su Sambiase e mi spiega che nascerà presto un parco naturalistico, con sentieri percorribili solo a piedi ed uno spazio per il teatro in cima.
Umberto si occupa anche della vita e della poesia del poeta sambiasino Franco Costabile morto a Roma nel 1965 intorno al quale ha creato un itinerario poetico dei luoghi e una manifestazione che prima s’intitolava “Il trionfo del soldato sconfitto” ed ora “Rapsodia Sambiase”, numero due per l’anno in corso.
Piccolo mondo antico…ritrovato!